mercoledì 23 giugno 2010

Giù nel sud della Francia tra borghi medievali e cavalli bianchi.

Per festeggiare il nostro primo anniversario di matrimonio niente di meglio di un bel viaggetto. Meta: Francia del sud.
Pensavamo a questo viaggio da qualche anno, da quando il gioco "Carcassonne", dedicato all'omonima cittadina medievale francese, ha iniziato ad allietare le nostre serate invernali, e da quando il Codice Da Vinci, con il suo strascico di libri su Gesù, i templari e il Santo Graal, sono entrati a far parte della biblioteca personale della mia dolce metà.

Così abbiamo iniziato a documentarci, poi, si sa, io sono una grande "rimanda a domani quello che puoi fare oggi", gli impegni sono tanti... e abbiamo organizzato tutto all'ultimo, grazie ad Internet, la fedele Lonely Planet di turno e tanta voglia di vivere un viaggio on the road anche un po' alla giornata, che fa tanto bene a livello psicologico per scappare dalla routine quotidiana.
Di seguito il mio racconto di viaggio, ovviamente con un occhio alle prelibatezze locali, e corredato da foto scattate da mio marito con il suo bellissimo e super tecnologico gioiellino ricevuto come regalo d'anniversario.  Le impressioni sono complessivamente molto positive. Io che sono "anglofila", non mangio formaggio, e non ho scelto francese alle medie come lingua straniera, ma ho dovuto studiarlo per 8 anni controvoglia, non credevo avrei tollerato la Francia, visto quanto ho odiato la gita delle superiori a Parigi.
Ora posso dire che ad Arles ci ho lasciato un pezzo di cuore.

Mercoledì 16 Giugno: Milano-Grasse

Ore 18.15 in punto: il mio maritino entra in ufficio, due convenevoli, spengo il computer, saluto tutti: "Chiamatemi sul cellulare eh, se c'è qualche problema... e controllatemi le mail" (e pippirimerlo), e fuggiamo in macchina come due fidanzatini che passeranno il loro primo weekend a casa da soli.
Il clima è pessimo, a Milano non ha fatto altro che piovere tutto il giorno, solo ora si intravede un po' di sole.
Il telegiornale parla di morti e terribili inondazioni nel sud della Francia. E per un attimo ho il vago sentore che passerò i prossimi giorni a Busto Arsizio, ma poi l'ufficio del turismo di Grasse ci rassicura. Io ho le scarpe fradice, stamattina sono andata in stazione a piedi in mezzo alla tormenta, e grazie al cielo in macchina ho delle calze asciutte da indossare subito.
Ci involiamo sulla circonvallazione sperando di uscire in fretta da Milano: ci mettiamo circa un'ora, ma nonostante questo, dopo una breve tappa intermedia per la cena a base di pizza, verso le 23.30 siamo a Grasse, inebriati dal piacevole sentore di "profumo" che riecheggia per tutta la città.
Alloggiamo all'Hotel Panorama, un hotel di non troppe pretese, ma scelto giusto come posto dove riposare dopo il viaggio prima della prossima meta. La camera è pulita, il concierge davvero gentile (si sforza di parlare italiano), inoltre l'hotel è in posizione centralissima, la soluzione migliore per noi. L'hotel si appoggia inoltre a un parcheggio sotterraneo nella piazza di fronte e con 5 euro soltanto possiamo parcheggiare fino alla partenza del giorno dopo.

Giovedì 17 Giugno: Grasse-Arles

Negozio di profumi, saponi ed essenze a Grasse, Francia - Foto M. Signorelli

Mi sveglio alle 7 puntuale come al solito. Fuori c'è un tempo infernale: piove, è buio, e sono stanca. Ho puntato la sveglia alle 9, così decido di dormire ancora un po', dopo tutto sono in vacanza e siamo qui anche per rilassarci. Verso le 8.45 una vocina mi sveglia dicendomi che fuori c'è il sole e che siamo pronti per visitare Grasse.
Questo simpatico paesino dalle atmosfere un po' liguri è noto in tutto il mondo per essere la capitale del profumo, tanto da avere ispirato Patrick Suskind nella scrittura del famosissimo libro "Il profumo".
Da secoli gli abitanti di Grasse sono impegnati nella fabbricazione di essenze e profumi impiegando fiori, radici, spezie francesi e non: qui i principali fiori coltivati sono violetta, tuberosa, lavanda e gelsomino.
Le aziende principali da visitare sono Molinard, Fragonard e Galimard. Molinard e Galimard offrono la possibilità di realizzare un profumo personalizzato durante un workshop a pagamento. Purtroppo per i workshop non c'è più posto, così ci limitiamo alla visita delle due aziende raggiungibili a piedi: Molinard e Fragonard.
Consiglio assolutamente la visita a Molinard: sembra di essere in gita scolastica. Una ragazza molto gentile ci spiega tutte le varie fasi di lavorazione del profumo e dei saponi ed è davvero gentilissima e simpatica nel farci annusare le loro creazioni chiedendoci di indovinare che ingredienti sono stati usati.
Molto interessante è anche il museo di Fragonard, con ampolle e oggetti utensili risalenti persino agli antichi romani. I due musei sono gratuiti, e a fine visita si possono acquistare i prodotti realizzati in loco.
Dopo una sessione di shopping sfrenato (creme, profumi e saponi sono un'altra mia grande passione) e un giretto della città a piedi, visto che ormai si è fatto mezzogiorno decidiamo di fermarci a mangiare di fronte a Fragonard al Café des Musées, che si chiama così perché situato a fianco del Museo del profumo, che noi non abbiamo visitato. Prezzi non proprio abbordabili, diciamo stile Brera, per cui ci sono abituata, ambiente tipicamente francese/provenzale, ma l'insalata Nicoise (Nizzarda) mangiata qui ha tutto un altro sapore.
Dopo pranzo salutiamo Grasse e ci dirigiamo alla volta di Arles.
Non faccio altro che dormire per tutto il viaggio. C'è un sole caldo accecante che mi stimola una siesta pomeridiana e purtroppo mi perdo gran parte del paesaggio provenzale. Pace. Ad accoglierci ormai c'è la Camargue, con i suoi cavalli bianchi e i campi di riso. E l'allegra città di Arles, famosa soprattutto per aver ospitato negli anni più intensi di attività artistica il pittore olandese Vincent Van Gogh.
Arrivati di fronte all'hotel, che a prima vista mi sembra in posizione sfavorevole, troviamo parcheggio proprio davanti e per pochi euro possiamo parcheggiare fino al giorno successivo. In realtà il nostro hotel, l'Hotel Cheval Blanc, si trova a un passo dal centro città e dai punti di maggior interesse, lasciamo i bagagli nella camera, più curata di quella di Grasse e molto pulita e ci dirigiamo alla scoperta di Arles, non prima di aver fatto due chiacchiere con la padrona dell'hotel, una graziosa "arlesiana" con i capelli candidi candidi quanto i cavalli della camargue e che parla solo francese con un modo di fare signorile e al tempo stesso molto gioviale.
Il nostro giro di Arles è senza dubbio sulle orme di Vincent Van Gogh: ossessionata dai suo quadri sin dai tempi delle medie ho sempre ammirato le sue nervose virgole di colore, le sue nuvole arricciate, i suoi campi accecanti. Una persona che ha vissuto ai margini della società, non capita mentre era in vita, ma osannata una volta morta. Qui ad Arles, dove viveva in estrema povertà e isolato dal mondo, è dedicato un percorso sulle orme dell'artista alla ricerca degli scorci riportati nei suoi quadri: le nostre tappe di questa sera sono l'Espace Vang Gogh, ora mediateca, un tempo ospedale dove l'artista venne ricoverato, il ponte sul Rodano e il Café la Nuit.
Altri luoghi di interesse di Arles sono la chiesa di Saint-Trophime, piazza della Repubblica, il teatro romano, l'anfiteatro romano e le terme di Costantino, testimonianze di un passato in cui Arles rivestiva un ruolo strategico nell'Impero Romano. Rimando per un colpo d'occhio su tutto quello che c'è da vedere al sito dell'ufficio del turismo di Arles.
Passiamo il tardo pomeriggio bighellonando quà e là tra le stradine di questa città, che in fondo è poi un piccolo paese di case colorate e finestre azzurre, tra salite, discese e profumo di libertà.
Il locale dove volevo cenare (Fad'oli, un ristorantino vegetariano vicino al Café La Nuit) chiude alle 19.00, decidiamo così di sederci in uno dei ristoranti della piazza seguendo i consigli della guida che ci sconsiglia vivamente il locale raffigurato nell'omonimo quadro. Con un menu di soli 14 euro mangiamo antipasto, secondo piatto e dolce (io ovviamente no). Come antipasto mangiamo peperoni grigliati con anchoise, una sorta di salsa alle acciughe e all'aglio (in Provenza ne esistono diverse versioni con ingredienti e nomi diversi, ma tutte a base d'aglio), un piatto davvero gustoso e incredibilmente leggero. Come secondo io mangio del tonno con riso bianco della camargue, specialità locale, mentre l'altra metà del cielo mangia lo stufato di toro (con mia immensa disapprovazione, ma è un piatto locale) e come dessert una bellissima mousse au chocholat. Dopo una chiacchierata con un italiano trapiantato ad Arles, che condivide le vivande in compagnia di due amici arlesiani-spagnoli: due parolacce in italiano, un bicchiere di vino in più e qualche battutaccia sulla nazionale di calcio francese, e si va tutti a nanna.


Venerdì 18 Giugno: Arles - Saintes Maries de la Mer-Carcassonne

Compleanno del grande Macca. Oggi giornata impegnativa. Ci svegliamo di buona lena, facciamo un giro nei luoghi di interesse dipinti da Van Gogh non ancora visti: Place Lamartine, Les Alyscamps (necropoli), il vecchio mulino (cui consiglio di non andare perché non ne vale la pena), i giardini pubblici e, dulcis in fundo, il ponte Van Gogh: questo è davvero uno dei posti più belli da vedere, complice anche il cielo azzurro e le nuvole bianche che ci hanno fatto compagnia.

Ponte Van Gogh ad Arles, Francia - foto M. Signorelli
In tarda mattinata salutiamo l'incantevole padrona dell'Hotel e ci dirigiamo alla volta di Saintes Maries de la Mer. La leggenda racconta di tre donne, tre "Marie" che sbarcarono sulle spiagge della Francia in fuga dall'Africa: alcuni dicono si tratti di Maria Salomé e Maria Jacobé arrivate in questi luoghi assieme alla serva Sara, cristiane fuggite dalla persecuzione in Palestina, altri dicono siano la Madonna, Maria Maddalena, e Sara, figlia di Gesù e di Maddalena. In ogni caso a Sara, fanciulla dalla pelle d'ebano diventata Santa patrona dei gitani, è dedicata la Chiesa locale.
Dopo aver attraversato un paesaggio da National Geographic, tra risaie, paludi con fenicotteri rosa, sterminati campi di grano, pascoli di cavalli bianchi e tori neri come la pece, ad accoglierci c'è un tipico paesino spagnolo con casette bianche, un'arena (dove fanno tuttora le corride) e un mare di smeraldo.
A pranzo decidiamo di provare un buon Pan Bagnat, che si risolve essere una sorta di pane tondo e piatto all'olio d'oliva aperto in due e bagnato internamente con del pomodoro, ripieno di uova, cipolla, tonno e pomodoro. Il maestrale si alza, il profumo del sale invade le mie narici: chiudo un attimo gli occhi e con uno sbalzo temporale mi ritrovo in Sardegna, ma in realtà sono in Francia.
Dopo una breve visita alle bancarelle di souvenir, una capatina alla spiaggia e un ingresso alla Chiesa dedicata a Santa Sara, con tanto di vista panoramica mozzafiato sul tetto, si va via verso altre meravigliose avventure alla volta di Carcassonne.

Panorama di Les Saintes Maries de la Mer, Francia - foto M. Signorelli
Il viaggio scorre tranquillo, nelle autostrade francesi sembra non esserci traffico, io mi concedo la siesta pomeridiana e in men che non si dica alle 17.00 siamo a Carcassonne. Inutile dire che piacere degli occhi e che emozione desti la città medievale vista così imponente con le sue torri, i suoi merli, i fantasmi di Mago Merlino, di Aragorn e della terra di Mezzo: un paradiso per ogni Tolkeniano che si rispetti.
Il nostro hotel è l'Hotel Bristol, vicino alla stazione e al di fuori delle mura di Carcassone, al di là del fiume Aude, nella zona nuova della citta chiamata "Ville". Decidiamo di prenderci il tardo pomeriggio per riposare un po': iniziano a sentirsi i tanti chilometri percorsi fino ad ora e poi alle 19.00 usciamo alla ricerca di un posticino dove mangiare.
Dopo una breve passeggiata, il vento si alza sempre di più e inizia a fare freddo, decidiamo di cenare vicino all'Hotel alla brasserie La Rotonde: anche qui con la formula menu, con poco meno di 15 euro a testa (bevande escluse) ceniamo davvero bene scegliendo tra antipasti misti a buffet o zuppa di pesce (optiamo per la zuppa di pesce visto il freddo) e con del pesce alla griglia mio marito e delle cozze marinate con patatine la sottoscritta. Imbarazzo e confusione generale perché il cameriere, abituato alla clientela spagnola, inizia a parlarci in spagnolo per cercare di essere cortese, mentre io in realtà inizio ad andare in tilt e rispondo in inglese: alla fine della cena l'esperanto è la nostra lingua ufficiale e ce ne andiamo verso l'hotel felici e contenti mentre, lentamente, inizia a scendere una pioggerella leggera.
Del resto abbiamo scelto l'Hotel Bristol mica per niente.

Sabato 19 Giugno: Carcassonne - Avignone

Esattamente un anno fa, sulle note di Here, There and Everywhere io e mio marito ci scambiavamo le fedi nuziali. Oggi siamo qui con un tempo da cani in uno dei più bei luoghi della Francia: Carcassonne.
Risveglio rilassato nella nostra camera, che, purtroppo non essendo certo la migliore del viaggio (è arredata con terribili tessuti floreali fine anni '70 e fornita di pavimento di legno scricchiolante coperto di odiosa moquette), si rivela essere comunque una camera senza dubbio accettabile. Velocemente facciamo le valige e ci rechiamo alla città medievale.
Il vento soffia forte e piove: ringrazio il mio quinto senso e mezzo per aver comprato il sabato prima da Decathlon la cerata che mi servirà in Irlanda questa estate. In realtà smette di piovere abbastanza presto e alle 11.30, ora del nostro matrimonio, spunta anche qualche raggio di sole.
Inutile dire quanto Carcassonne sia stupenda, le mura, il Castello Comitale, la Basilica di Saint-Nazaire, tutto è imponente e ben conservato. Per accedere alla prima cerchia di mura, dove ci sono ristoranti e negozi e dove abitano ancora oggi un centinaio di persone, non serve pagare l'ingresso, se si vuole invece accedere alla seconda cerchia, costruita intorno al Castello, occorre pagare il biglietto, ma ne vale sicuramente la pena.

Borgo di Carcassonne, Francia - Foto M. Signorelli

Dopo la lunga visita all'antico borgo decidiamo per pranzo di lasciare ai turisti i ristoranti interni con specialità cassoulet (piatto tipico della zona fatto di carne mista e legumi) e di optare per un più economico e veloce, ma sicuramente meno sano McDrive, visto che il tempo è tiranno e la mia intolleranza al lattosio non facilita la ricerca di panini senza burro e formaggio. Dopo la breve sosta ci aspetta qualche ora di macchina, stavolta verso l'Italia, alla volta di Avignone.
Arriviamo ad Avignone nel tardo pomeriggio: soggiorniamo all'Hotel Ibis Gare Centre, classico hotel della nota catena abbastanza comodo perché appena fuori dalle mura, camera accogliente, modesta, pulita e silenziosa (nonostante sia vicina alla stazione), disfiamo i bagagli e ci avviamo per una prima perlustrazione della città. Visitiamo il centro, la Place de l'Horloge, in cui, forse per festeggiare il nostro anniversario (?) c'è una sorta di Gay Pride, il Gay Circuz: diamo un occhio (tra una palpata di una signora di mezza età al lato B della malcapitata sottoscritta!!!), all'imponente palazzo dei papi e al famoso ponte di Saint Benezet e ci avviamo per rue de Teinturies, pittoresca via del quartiere degli artisti (dove, in un convento, è seppellita la Laura di Petrarca) alla ricerca di un ristorantino dove cenare. La via non ci dà troppa affidabilità, per cui ripieghiamo verso il centro città e, con mia grande gioia decidiamo di mangiare da Sushi Shop.
Credo che ci siano poche cose migliori di una zuppa di miso calda quando fuori c'è vento e del buon riso bianco cotto alla giapponese. Sicuramente uno dei modi migliori per festeggiare il nostro anniversario. Mi sento vivamente di consigliare questa catena: prezzi economici, menu a pranzo e sushi davvero divino, inoltre sono presenti diverse variazioni sul tema sushi new style, e scopro con piacere che un negozio della catena è a Milano in via Turati. Dopo la lauta cena torniamo in hotel: è stato un weekend fantastico, ma non è ancora finito, domani ci aspetta la visita del palazzo dei papi.
In ascensore incontriamo una coppia di signori veneti, anche loro sono qui per il loro anniversario, noi il primo e loro il trentacinquesimo, la loro giovialità e l'amore che ancora li lega mi sembra quasi un segno del destino.

Domenica 20 Giugno: Avignone-Busto Arsizio

L'ultimo giorno in Francia è arrivato, stasera dormiremo nel lostro letto e con il nostro gatto, ma la Francia ci rimarrà nel cuore. Fuori c'è una bella giornata di sole e il maestrale continua a soffiare: più che maestrale sembra bora triestina. Si fa fatica a camminare e fa freddo, prendiamo un thé caldo in Place de l'Horloge e ci avviamo verso il palazzo dei papi. Entriamo con 14 euro (biglietto comulativo per palazzo e ponte) e ci viene rilasciata una tessera, la PASSion Card, per poter acquistare ingressi a un prezzo inferiore per le altre attrazioni cittadine.
Inutile descrivere la bellezza di questo palazzo, costruito in un'epoca in cui il papato era in crisi. Un po' mi fa specie vedere di che sfarzi si sia sempre dotato il papato, soprattutto quando andiamo nell'enorme cucina papale e l'audioguida ci enumera (con effetto sonoro di barbecue che sfrigola!!!) i mille e circa agnelli, galline, vitelli e chipiunehapiunemetta animaletti uccisi in onore di un pranzo papale e penso a quale ingiustizia ci sia in questi numeri quando un sacco di gente, ieri come oggi, moriva di fame. Ma non è questa la sede per fare polemiche. Sicuramente il palazzo dei papi merita di essere visto come parte integrante della nostra storia culturale e architettonica.

Il palazzo dei papi ad Avignone, Francia - foto M. Signorelli

Usciti dal palazzo e travolti dalla "bora" saliamo sul Pont Saint-Benezet, il famoso Pont D'Avignon. Ricordo ancora quando la mia professoressa di francese delle medie ci ha insegnato la canzoncina: "Sur le pont d'Avignon, l'on y danse, l'on y danse, sur le pont d'Avignon, l'on y danse tout en rond". Mi diverto a canticchiarla al marito, che scrive una dedica strappalacrime sul guestbook del ponte e poi, una breve visita alla Boutellerie du Palais des Papes, la cantina del palazzo dei papi. Qui si possono acquistare vini pregiati al prezzo di cantina e l'assortimento è davvero allettante.
Un giretto finale ad Avignone, un panino al volo cotto e pomodoro (purtroppo i miei buoni propositi in queste situazioni vengono meno) e via verso casa.
Ritorno tranquillo, fuori la tempesta lungo la strada, alla radio la nazionale italiana di calcio fa una delle prestazioni più ridicole della storia, tanto che non rimpiangiamo di aver scelto questa tabella di marcia.
A casa, ad attenderci, il nostro affettuoso batuffolo di pelo bianco e la certezza che nei viaggi, anche se la meta è bellissima, come in questo caso, quello che conta non è la destinazione, ma il viaggio.
E questo anno vissuto insieme è una delle più belle tratte che abbia mai percorso.

3 commenti:

Titti ha detto...

bellissimo diario! I luoghi promettono bene...ci farò un pensierino! Solo una cosa incresciosa...mi sono dimenticata il vostro anniversario! Eppure c'ero! Auguri anche se in ritardo piccioncini! :))

The Walrus ha detto...

Grazie mille Titti!!!! i luoghi sono bellissimi, te li consiglio.

Paola ha detto...

complimenti, Barbara!
è bellissimo leggere i tuoi racconti, scrivi splendidamente!
tanti auguri a te e a Marco: meravigliosi!